Guido Calvi per un nuovo centrosinistra

L’esito del referendum del 4 dicembre ha un significato istituzionale e politico di straordinario rilievo in quanto è la conferma che la volontà popolare non consente e non ha consentito che siano alterate le regole della democrazia costituzionale cosi come originariamente concepite dall’assemblea costituente.

Infatti, i due referendum del 25-26 giugno 2006 e del 4 dicembre 2016 non solo hanno confermato una volontà coerente ed omogenea ma soprattutto vi è stato un notevole rafforzamento del sentimento di difesa del sistema ordinamentale della nostra Costituzione. Infatti, nel 2006 a favore del NO vi furono 15.791.293 voti mentre nel 2016 la volontà popolare di respingere la modifica costituzionale si è espressa in modo ancora più netto con 19.419.507 voti.

E quindi bisogna prendere atto che ogni qualvolta si è tentato di cambiare la forma di Stato e ogni qualvolta si è cercato di compromettere gli equilibri nella divisione dei poteri dello Stato stesso tendendo ad un pericoloso indebolimento dei poteri del parlamento a vantaggio di un eccessivo rafforzamento dei poteri dell’esecutivo, i cittadini hanno detto no.

E il NO del 2016, unitamente alla partecipazione dei votanti pari al 65,47%, ha riaffermato con forza la centralità dell’articolo 1 della nostra carta fondamentale che attribuisce in maniera inequivocabile la sovranità al popolo.

Il concetto di sovranità rappresenta l’elemento centrale della definizione moderna dello Stato e si sviluppa tutto nell’effettivo esercizio del potere, non esaurendosi nella mera attribuzione formale di tale prerogativa in capo alla collettività.

E quindi il nesso tra autorità e legittimità del potere va ricercato nel principio della rappresentanza che è espressione della volontà popolare.

Il successo dei Comitati Scelgo No mostra che una parte importante dell’elettorato del centrosinistra era alla ricerca di nuove forme di impegno e partecipazione.  Sono stati circa 300 i comitati nati grazie al nostro impegno e migliaia sono state le iniziative che abbiamo promosso in ogni parte del paese. Si calcola, infatti, che siano tra i cinque e i sei milioni i cittadini di orientamento progressista ad avere concorso con il proprio voto alla vittoria del No. E questo non solo per difendere i valori fondamentali della nostra costituzione, messi in discussione da una riforma di segno centralista e autoritario, ma anche – evidentemente – per manifestare il bisogno di un radicale cambiamento degli orientamenti politici e culturali del centrosinistra italiano.

Anche per questo abbiamo ritenuto fosse giusto raccogliere la domanda venuta da gran parte di quelle persone che si sono impegnate nella campagna referendaria di non considerare conclusa l’esperienza dei nostri comitati con la vittoria del 4 dicembre, ma di cercare, al contrario, di mantenere, consolidare e ampliare la rete di partecipazione, di centri di iniziativa che è già presente in tanta parte del paese e che può ulteriormente estendere e rafforzare il suo ruolo.

La missione di questo movimento, in continuità con l’ispirazione della battaglia referendaria, è soprattutto quella di coinvolgere il numero più largo di elettori e militanti del centrosinistra in uno sforzo di rinnovamento politico e culturale, anche perché siamo convinti che nei valori di libertà ed eguaglianza sanciti nella prima parte della Costituzione ci siano i fondamenti per un programma del centrosinistra.

Sia chiaro che noi non vogliamo costituire un nuovo partito. Il valore dell’esperienza di Scelgo No è stato rappresentato proprio dal fatto che in essa sono confluiti donne e uomini impegnati nelle diverse formazioni politiche del centrosinistra, a partire dalle due principali, PD e SI, ma anche tantissimi militanti che avevano abbandonato l’impegno in prima persona, non riconoscendosi più nei partiti esistenti e spesso rinunciando persino ad esercitare il diritto di voto, come è apparso evidente nelle recenti elezioni regionali ed amministrative.

In una prospettiva politica che appare per molti aspetti incerta, noi riteniamo che sarebbe un grave errore disperdere queste forze.

C’è bisogno più che mai di centri di iniziativa, di ricerca, di confronto che abbiano un’ispirazione unitaria ed un carattere di apertura, che puntino ad un radicale rinnovamento delle classi dirigenti oggi in campo che hanno largamente fallito il loro compito sia perché, per un verso, hanno operato uno snaturamento e uno sradicamento del centrosinistra rispetto ai suoi valori fondamentali, sia perché, per altro verso, non sono state in grado di costruire una alternativa robusta e convincente a questa deriva.

Noi non abbiamo la pretesa di rappresentare la risposta a questi problemi, ma sappiamo anche che senza un più largo coinvolgimento dei militanti e una forte partecipazione popolare sarà molto difficile rilanciare il ruolo di una grande forza di governo e di trasformazione delle società italiana.

Pensiamo che la priorità debba essere quella della ricerca e del dibattito, innanzitutto collegandoci al travaglio e alle riflessioni della sinistra europea ma anche guardando alle prospettive italiane nell’ottica di una forza che vuole recuperare le priorità autentiche del centrosinistra.

E dunque la cultura di sinistra e del centrosinistra deve avere come suoi punti di riferimento la lotta alle diseguaglianze sociali e le politiche per una crescita economica in grado di garantire maggiore occupazione e insieme maggiori diritti e dignità del lavoro, il sostegno e la valorizzazione dell’istruzione e della formazione, un rinnovato sistema di welfare universalistico e i grandi temi legati alle migrazioni e ai conflitti che infiammano il Mediterraneo e il Medio-Oriente.

A partire da oggi pensiamo che i comitati dovranno essere aperti a tutti coloro che vorranno esser impegnati nel rinnovamento culturale e politico del centrosinistra. E tra esse anche i tanti che per diverse ragioni hanno sostenuto la riforma proposta dal Governo.  Pensiamo che debbano lavorare sia per creare iniziative e momenti di discussione, sia per raccogliere il più ampio numero possibile di adesioni che permettano la loro attività sul territorio.  La nostra idea, infatti, è che i comitati abbiano la più ampia autonomia di organizzazione e di gestione, mentre un coordinamento nazionale avrà il compito di stimolare iniziative, individuare gli interlocutori che di volta in volta potranno essere coinvolti, tenere un’agenda nazionale degli eventi. Da questo punto di vista sarà fondamentale questo sito, come lo è stato durante la campagna referendaria.

Oggi superiamo l’esperienza dei comitati Scelgo No e diamo vita a un modello di organizzazione che avrà un simbolo nuovo e che avrà nome “ConSenso”.

Sarà quindi compito delle nuove generazioni governare questo nuovo processo politico che, riprendendo i valori che hanno segnato la storia della democrazia nel nostro paese, possano tradurli e trasferirli in iniziative che consentano di affrontare le nuove sfide che il mondo moderno sottopone al loro futuro.

Quando il 5 settembre 2016 ci incontrammo al Teatro Farnese Massimo D’Alema disse: “C’è bisogno di uno spazio di partecipazione in cui si possa sentirsi orgogliosi di essere militanti della sinistra, del centrosinistra e del mondo cattolico democratico”.

Da qui siamo partiti e da qui dobbiamo continuare nell’impegno di dare vita ad un nuovo futuro nel quale più forti siano i valori della nostra democrazia e delle nostre libertà.

Guido Calvi

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